Illustratore, scenografo e cartonista.

b_300_300_16777215_00_images_personaggi_Personaggi_giacomo_bottini_antonio.jpgNacque a Sanremo il 24 agosto 1890 da Pietro Giovanni e da Erminia Fornari. Meglio conosciuto come Jean Buttin, discendeva da un’antica famiglia sanremasca. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera in pittura e architettura, studiò scenografia con Rovescalli. Svolse poi l’attività di scenografo a Genova con Boccadoro e a Torino con Bini. Sempre nel capoluogo ligure, tra il 1919 e il 1925, fu scenografo e direttore di scena della compagnia di Gilberto Covi, per la quale scrisse anche la farsa in un atto O giorno da prìmma comùnion.
Nel 1920 tentò di realizzare, seppur privo di mezzi tecnici, un breve cortometraggio La cura del raffreddore, che però non ebbe lo sperato successo, a differenza di un successivo lavoro, dal titolo La rana dispettosa,
ispirato dal primo film sonoro II cantante di Jazz di Al Jolson. In campo pittorico si avvicinò al movimento futurista praticando soprattutto la caricatura con esposizioni alla Mostra di Caricatura ed Umorismo di Genova nel 1914 e di Torino nello stesso anno, e collaborando con il notissimo periodico umoristico «Successo» di Genova.
Dal 1961 al 1965 partecipò al Salone Internazionale dell’Umorismo di Bordighera; si dedicò pure ad un’intensa attività cartellonistica, anche sul mercato francese. Tenne numerose mostre personali, tra le quali si possono ricordare quelle di b_300_300_16777215_00_images_personaggi_Personaggi_giovanni_bottini.jpgSanremo (1921, 1955), Genova (1934, 1954, 1956), Bolzano (1957) e Montecarlo (1960).
Nel 1953 conseguì una medaglia d’oro alla Mostra di Pittura promossa dalla Shell Italiana, l’anno successivo fu insignito del premio Attività Liguri, nel 1958 fu invitato al Premio Marzotto.
Svolse inoltre l’attività di illustratore per varie case editrici, tra le quali Caroccio e Ceschina di Milano e Liguria di Genova; illustrò e pubblicò pure vari libri per grandi e piccoli, tra i quali Vegia Zena (1967), Veja Sanremu (1970) e Sanremo saracena. Storia di Matuzia saracena per ì bambini dagli otto ai novantanni (1976), tratteggiando con raffinato tocco pittorico e umoristico alcuni tipi umani che hanno caratterizzato la vita cittadina ligure nei secoli scorsi. Morì a Genova il 23 luglio 1981.

(Fonte: Vite di Sanremesi Illustri di A, Gandolfo)