I frati più benvoluti dalla Città

Le origini dell’insediamento di una comunità di padri Cappuccini a Sanremo risalgono al 1578, quando, in seguito ad un’espressa richiesta da Vista da P.za San Bernardo La parte alta dell'ex conventoparte delle autorità comunali matuziane di tre anni prima, giunsero in città alcuni Cappuccini, che furono ospitati provvisoriamente nella casa dei signori Fabiani o, secondo altri, presso il vecchio oratorio di Santa Brigida, mentre, poco tempo dopo, si sarebbero trasferiti in una casa vicino alla cappella della Madonna della Costa. 
Il vecchio Convento
Fin dal 1578 il Comune aveva concesso loro un tratto di terreno di proprietà della famiglia Sapia, situato in cima alla salita Costiglioli, dove iniziarono i lavori per la costruzione di un nuovo convento, che venne dedicato a San Bernardo.
I frati in consessoTerminati i lavori in pochi anni, il 17 settembre 1590 il vescovo di Albenga Luca Fieschi poteva consacrare la nuova chiesa e il primo padre guardiano fu Agostino da Genova.

Alcune infiltrazioni d’acqua nelle fondamenta causarono però preoccupanti crepe nell’edificio appena terminato, tanto da convincere numerosi cittadini della necessità di trasferire il convento in un’altra località. Tutte le iniziative in tal senso dovettero però interrompersi in seguito allo scoppio della prima guerra tra Genova e i Savoia nel 1625, ma ad accelerare ulteriormente le intenzioni di trasferimento sopravvenne inaspettato un evento miracoloso. Il 7 luglio 1627, infatti, in occasione della festa di San Siro, fu visto apparire sopra il convento un grande gonfalone, sul quale era dipinto un Crocifisso, provocando una profonda apprensione tra i cittadini e inducendo gli stessi frati ad abbandonare definitivamente nel 1630 il vecchio monastero di salita Costiglioli, che presentava già diverse crepe, per trasferirsi in un nuovo e più capiente edificio.



Grazie ai sostanziosi contributi di alcuni generosi benefattori e alla collaborazione del Comune, fu così possibile acquistare un vasto terreno a ponente della città per costruirvi il nuovo monastero. Il 30 novembre 1641 il vescovo di Albenga Pier Francesco Costa consacrò la prima pietraLa Chiesa negli anni '30 del nuovo edificio alla La Chiesa negli anni '20 '30presenza delle massime autorità provinciali dell’Ordine. Nove anni dopo la chiesa e l’annesso convento erano quasi terminati, tanto che al complesso mancava soltanto la cisterna dell’acqua.
Negli anni successivi furono intrapresi i lavori di completamento della chiesa, che venne consacrata il 27 maggio 1668 dal vescovo di Albenga Tomaso Pinelli. La nuova chiesa, dedicata come la precedente ai santi Bernardo Abate e Francesco d’Assisi, fu successivamente intitolata anche all’Immacolata Concezione.
Nel giugno dello stesso anno i frati ottennero per la loro chiesa una nuova campana su ordine del Consiglio comunale, che ne dispose il trasferimento dall’Eremo di San Romolo, mentre tre anni dopo le autorità municipali stanziarono un’ingente somma per la sistemazione viaria della zona, dove fu allargata la vecchia strada e aperta una nuova dotata anche di porta, detta appunto "Porta dei Cappuccini" che divenne così la più occidentale della città.
Intorno al 1685 si verificarono però alcune lesioni sulla facciata dell’edificio, tanto che si rese necessario eseguire un rinforzo di sottomurazione lungo il perimetro e sotto le pareti interne della chiesa, che raggiunse così un assetto definitivamente stabile. Nei decenni successivi alla sua costruzione, la chiesa, pur restando particolarmente austera in ossequio allo spirito francescano, si abbellì di un monumentale altare ligneo barocco in puro stile monastico,L'interno della Chiesa datato di alcuni dipinti di autori ignoti, di balaustre in legno, della statua dell’Immacolata, della cappella di sant’Erasmo e di un caratteristico presepio.

La Chiesa oggigiornoNel 1755 era stato invece rinnovato l’altare maggiore, mentre all’interno della chiesa spiccavano varie cappelle gentilizie private destinate alle sepoltura dei membri di alcune delle più antiche e prestigiose famiglie della città, quali quelle dei Sapia Rossi, dei Roverizio, dei Borea d’Olmo, dei Sardi e dei Verde, le cui tombe sono affiancate da quelle dei frati stessi.


Trascorso il periodo rivoluzionario e napoleonico, durante il quale i Cappuccini furono cacciati e il loro monastero chiuso d’autorità, dopo la caduta di Napoleone i frati poterono rientrare nel loro convento e nell’attigua chiesa, che dovette essere opportunamente restaurata per i danni subiti nel corso del lungo periodo di forzata chiusura.
Furono allora acquistati nuovi paramenti sacri ed effettuati lavori di ripristino della struttura, in parte finanziati da Angelo Capoduro, a cui i frati permisero nel 1822 di sistemare all’interno della chiesa un sepolcro per lui e la sua famiglia in segno di gratitudine per il suo fattivo contributo alla ristrutturazione dell’edificio sacro.
Nel 1837 i Cappuccini sanremesi, guidati da padre Giuseppe Vaggi, si distinsero nell’opera di soccorso alla popolazione locale drammaticamente colpita da una gravissima epidemia di colera, mentre nel 1855 parte dell’orto dei frati La facciata con in evidenza la Statua del Santodovette essere sacrificata per l’allargamento del tronco di strada fiancheggiante la clausura dei francescani, le cui L'interno della Chiesa oggiproprietà furono quasi interamente incamerate nello stesso anno dal Demanio.

Acquistato in seguito un terreno a ponente della chiesa, il superiore del convento padre Candido vi fece innalzare, a partire dal 16 giugno 1876, un nuovo fabbricato, alla cui erezione contribuì finanziariamente il senatore Ernesto Marsaglia. La struttura ospitò per alcuni anni i frati sanremesi, affiancati dal 1890 anche dalle suore terziarie Cappuccine.

Nel 1883 il sindaco Bartolomeo Asquasciati dispose però la destinazione temporanea del monastero a caserma dei Bersaglieri, costringendo così padre Candido a sopraelevare di un altro piano il fabbricato per accogliervi i suoi confratelli.

Nel 1897, in seguito alla decisione dell’Amministrazione comunale di costruire un Casinò nell’area occupata in parte dai giardini pubblici Maria Vittoria, i frati dovettero cedere il loro orto con l’annesso convento, che venne demolito per far posto alla nuova Casa da gioco.

Cartolina commemorativa per la posa della Statua del SantoIl Nuovo Convento dietro la ChiesaSalvata la chiesa, la quale - secondo il piano iniziale dei progettisti del Casinò - avrebbe dovuto essere demolita, grazie soprattutto all’intervento di padre Francesco da Fivizzano, che riuscì a far annullare la decisione, alla fine del 1898 vennero avviati i lavori di costruzione del nuovo monastero, progettato dall’architetto Pio Soli e situato nella zona a levante della chiesa, di cui veniva contestualmente modificata la facciata esterna.

Nel 1926, in occasione dei solenni festeggiamenti per il settimo centenario francescano, venne infine collocata, nel piazzale davanti alla chiesa, una statua in marmo di san Francesco d’Assisi realizzata dallo scultore Vincenzo Pasquali.

(fonti: testi di Andrea Gandolfo, Ernesto Porri; immagini da archivio privato)