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6 - Alternanza tribolate di Amministrazioni Comunali e gestioni del Casinò

Nel febbraio 1977 maturava intanto una crisi all'interno della maggioranza dovuta alla defezione dei tre consiglieri democristiani Lardera, Barba e Cavaliere, che furono però prontamente riampiazzati da tre esponenti comunisti disposti ad appoggiare dall'esterno la Giunta Vento, che spostò così il suo baricentro a sinistra come del resto stava succedendo anche sul piano nazionale.

Nel successivo mese di marzo l'ospedale di Bussana venne unificato con quello di Sanremo dando così origine agli "Ospedali Riuniti".

A maggio si tenne invece il processo contro quindici croupiers del Casinò accusati dal giudice Squizzato di aver rubato del denaro alla Casa da Gioco in combutta con alcuni clienti.
Il pubblico ministero chiese però delle pene molto miti, tre sole condanne e l'assoluzione per insufficienza di prove per tutti gli altri imputati, che furono accolte nella sentenza emessa dal Tribunale.

Il nuovo Lungomare delle NazioniAlcuni mesi dopo venne quindi completato il primo lotto di lavori per la costruzione della passeggiata delle Nazioni, situata lungo il mare di fronte alla stazione ferroviaria.

Nel marzo 1978 un altro consigliere comunale, il democristiano Simonetti, rassegnava le dimissioni e veniva sostituito con il primo dei non eletti, il dottor Gianni Giuliano, che nella successiva legislatura avrebbe anche ricoperto l'incarico di assessore al Turismo.


Nel corso del 1979 entrarono quindi nella maggioranza anche i socialisti, i socialdemocratici e i repubblicani, per cui l'opposizione rimase costituita soltanto dai liberali, dai missini e dagli indipendenti di "Nuova Sanremo", mentre nello stesso anno le forze politiche cittadine iniziavano a confrontarsi sulla possibilità di istituire una società mista a capitale pubblico e privato che gestisse la Casa da Gioco sanremese.

Il 3 gennaio 1980 il consigliere liberale Gigi Semiglia denunciò che i fidi del Casinò erano concessii da una signora che, approfittando della sua amicizia con il presidente della commissione che gestiva la Casa da Gioco Egidio Lupi, per elargire illegalmente fidi ai clienti del Casinò. Le accuse avanzate da Semiglia provocarono le dimissioni di Lupi, che sarebbe stato quindi sostituito il 1° giugno successivo dal commercialista Antonio Semeria.

Nei primi mesi del 1980 il Consiglio Comunale approvò inoltre il nuovo piano regolatore generale, mentre nel giugno si tennero le elezioni amministrative che sancirono una nuova vittoria degli esponenti democristiani, che nell'ottobre successivo avrebbero rieletto sindaco, per un secondo mandato, Osvaldo Vento alla guida di una Giunta costituita dagli stessi assessori della precedente.
Veduta panoramica sul Casino MunicipaleIntanto il presidente della commissione amministrativa preposta al controllo del Casinò, Semeria, decideva di adottare delle severe misure di controllo destinate a sconvolgere la diffusa tendenza all'illecito organizzato che si ipotizzava coinvolgesse la maggior parte dei dipendenti della Casa da Gioco. Il primo provvedimento adottato da Semeria fu quello di avocare a sé la composizione delle squadre destinate ai vari tavoli delle roulettes, ma la situazione precipitò quando alla fine di agosto un killer prezzolato, poi identificato nel pregiudicato Antonio Rosapinta, gambizzava in corso Mazzini il vice direttore dei controllori comunali Luigi Garfì, punito perché sospettato di aver suggerito a Semeria di interferire nella composizione delle squadre preposte al controllo dei giochi.

Ai primi di gennaio del 1981 Semeria continuò nella sua opera di pulizia licenziando in tronco il direttore generale dei giochi Stefano Carabalona e sospendendo dal servizio quello dello chemin-de-fer Angelo Semeria. La presunta corruzione dei dipendenti del Casinò induceva però pochi giorni dopo la magistratura sanremese ad attuare un imponente blitz, scattato all'alba del 27 gennaio, nel corso del quale duecento poliziotti, carabinieri e finanzieri provenienti da Sanremo, Una delle Sale da GiocoImperia, Ventimiglia, Genova e Torino arrestarono nelle loro abitazioni diciotto croupiers e trenta clienti, mentre l'autorità giudiziaria emetteva trentacinque comunicazioni giudiziarie ad altrettanti indiziati tra croupiers e clienti.

La parte centrale della facciata del CasinoSubito dopo il blitz il Casinò sarebbe quindi rimasto chiuso per tre giorni. Dopo il blitz il ministro dell'Interno Virginio Rognoni invitò il sindaco Vento a presentare entro l'aprile del 1982, data di scadenza della concessione ad esercitare il gioco d'azzardo, una nuova formula di gestione della Casa da Gioco sanremese, che avrebbe dovuto essere amministrata da privati.
Intanto si allargava la cerchia delle persone coinvolte nell'inchiesta giudiziaria seguita al blitz del gennaio 1981, tanto che nel maggio successivo gli inquisiti dalla magistratura per lo scandalo al Casinò ammontavano ormai a centoventi, di cui centodiciotto sarebbero stati rinviati a giudizio per furto e associazione a delinquere.

Nell'estate dell 1981 il Consiglio Comunale prese quindi la decisione di affidare il Casinò, dopo quattordici anni di amministrazione municipale, ad un privato, mentre un'apposita commissione, presieduta dal consigliere democristiano Roberto Andreaggi, veniva incaricata di esaminare le offerte delle società per l'appalto.

Poco tempo dopo Leone Pippione assumeva l'incarico di presidente dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e Antonio Semeria, il sindaco Vento, l'ex presidente Egidio Lupi e l'assessore Enzo Ligato venivano prosciolti dall'accusa di omissione di atti d'ufficio per non essere tempestivamente intervenuti per impedire i furti al Casinò.

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