I barbareschi e la battaglia della Parà


Contagio generale della Peste
Contagio generale della Peste
Il XVI secolo fu contrassegnato da una serie consecutive eventi catastrofici e a dirla con Girolamo Rossi : « Il prospero progredire del paese di San Remo veniva nell'esordire del XVI secolo interrotto da grandi calamità. — Vi scoppiava nel 1502 la peste , ed in pochi giorni ogni luogo si riempi d'ammalati e di morti. — La penuria delle vettovaglie, il difetto di provvedimenti igienici e la fuga dei facoltosi contribuirono ad accrescere la moria. —
Assistenza ospedaliera del Clero
Assistenza ospedaliera del Clero
L'ospedale dove d'ordinario nessuno voleva accorrere, divenne il rifugio degli appestati, ma pel numero grande degli accorsi, e lo scarsissimo di chi attendesse a curare, raro era che chi vi entrava, non ne uscisse che per essere condotto al sepolcro; e non solo i ricoverati non vi guarivano, ma i sani vi ammalavano, e tutti vi perdevano la vita
.
». Il Comune fece venire a proprie spese un medico inviato da Genova. Guardie armate erano sulle porte per controllare chi entrava e chi usciva, che non
Cure Casalinghe
Cure Casalinghe
fossero contagiati. Malgrado tutti i rimedi presi, il morbo non accennava a diminuire e, visto che le terrene cure non erano sufficienti, le autorità cittadine decisero di rivolgersi al Padreterno e nel 1508 fecero erigere una Cappella nella piazzetta
Peste Bubbonica
Peste Bubbonica
della Pigna ora chiamata Dei Dolori, dedicandola a San Sebastiano ritenuto protettore contro la peste.
Oratorio S.Sebastiano
Oratorio S.Sebastiano
La piazzetta stessa assunse il
L'Untore nella fantasia dei popolani
L'Untore nella fantasia dei popolani
medesimo nome. Per tutto il secolo però il flagello continuò a colpire tanto che nel 1576-1579, durante la fase più acuta della cosiddetta peste di San Carlo Borromeo che invase l'Italia, anche a San Remo si dava la caccia all'untore, di Manzoniana memoria. Nel 1581 il grave pericolo sembrava ormai scongiurato.

Continua Il Rossi nella sua Storia della Città di Sanremo: « Alla peste, poiché i mali non vanno mai scompagnati , tenea dietro un'altra non meno
Khair Ad Din Barbasorssa
Khair Ad Din Barbasorssa
terribile calamità, le piraterie dei Maomettani. — I feroci Ariadeno Barbarossa e Dragut che baldanzosi ed insolenti scorazzavano, per predare ed incendiare le liguri sponde
». Infatti il XVI secolo si segna per le feroci e distruttive incursioni, distruzioni e rapimenti che i pirati barbareschi, almeno fino alla battaglia di Lepanto del 1571, erano i dominatori del Mediterraneo. Malgrado la sconfitta però i pirati, specie quelli con base in Algeria e Tunisia, seguendo la "Guerra Santa" dichiarata dall'Imperatore Ottomano che dopo la conquista di Costantinopoli del 1453 portava ad azioni di guerriglia e terrorismo condotte dalle flotte
Flotta Turco-Saracena
Flotta Turco-Saracena
predatrici, verso tutte le coste del Mediterraneo. La prima incursione del 1508 di cui si abbiano documenti organizzata da una flotta partita da Biserta comandata dal pirata turco Kurtogali, avvenne a Diano, con saccheggi e rapimenti di donne poi riscattate con forti somme di denaro. La stessa flotta, portatasi sulle coste del Lazio per le solite scrorrerie, suscitarono l'interesse del Papa che chiese a Genova di armare delle galee a difesa della costa. Al loro comando venne nominato un personaggio molto famoso,
L'Ammiraglio Andrea Doria
L'Ammiraglio Andrea Doria
Andrea Doria al momento Capitano della flotta a Genova ma diventato presto Ammiraglio. Egli inseguì l Turchi e li vinse arrivando pure ad ottenere dal Bey di Tunisi una ipotetica promessa di non promuovere altre scorerie sulle coste della Liguria. A partire dal 1518 il terrore dei mari divenne il governatore di Algeri, Kair-ed-Din, detto Barbarossa. Andrea Doria, al comando della flotta pontificia, lo sconfisse al largo di Civitavecchia (1526); due anni dopo l'ammiraglio passava al servizio dell'imperatore Carlo V d'Asburgo, assumendo la carica di capitano generale di mare delle armate di Spagna.

Francesco I di Francia
Francesco I di Francia
E a questo punto intervenne la politica. A causa della guerra tra Francesco I di Francia e CarloV per il predominio sui Paesi europeri, ognuno cercò l'alleato più consono. Gli interessi intrecciati tra i vari Regni e Ducati portarono ad alleanze anche contro natura,
Carlo V d'Asburgo
Carlo V d'Asburgo
visto che Francesco I lo fece con i Turchi per aprire un secondo fronte nel Mediterraneo ed impegnare l'esercito imperiale, visto che le cose nel Continente non gli andavano troppo bene. Nel frattempo, il Barbarossa veniva nominato ammiraglio dell'impero turco e in seguito bey di Tunisi; e negli anni 1536 e 1537 disponendo di più di cento navi anche armate dallì'Alleato, si riaffacciò sulle coste liguri. saccheggiandole.

In un momento di stallo delle varie guerre sostenute e dopo una temporanea tregua, nel corso del 1537 Carlo V si impegnò negli affari di stato della Spagna, studiando, nel contempo, una strategia che gli permettesse di chiudere onorevolmente il conflitto con la Francia per potersi dedicare anche alla risoluzione dei problemi creati dai luterani in Germania e dai Turchi ai confini orientali dell'Impero. Nella primavera del 1537 però la Francia ruppe gli indugi e lanciò una nuova violenta offensiva nei Paesi Bassi. Furono combattute battaglie sanguinosissime per entrambe le parti, che indussero i francesi e gli imperiali a concludere un armistizio a Bomy nel giugno del 1537, a seguito del quale papa Paolo III avanzò la sua mediazione che portò al Convegno di Nizza
Casa MKanara
Casa MKanara
nel giugno del 1538. E proprio durante il suo viaggio verso Nizza il Papa fece una sosta a Sanremo, alloggiando nella casa dei Manara, nobile Famiglia della Pigna. Nel Convegno di Nizza fu concordata una tregua decennale con il riconoscimento dello "statu quo". Si concludeva così, con un nulla di
Convenzione di Nizza
Convenzione di Nizza
ùfatto, il terzo conflitto tra la Francia e l'Impero.

Nel 1539 le coste liguri furono ancora sottoposte a scorrerie da parte di un altro feroce corsaro, il pirata Dragut. Era gà stato catturato dai Genovesi nel 1540 ma, dietro una somma simbolica, fu misteriosamente liberato proprio da Andrea Doria.
Riprese le ostilità tra Francia e l'Impero, una flotta congiunta Franco-turca pose l'assedio alla città di Nizza il 10 agosto 1543.
Allora era podestà con carica di commissario di San Remo
Blasone Famiglia Spinola
Blasone Famiglia Spinola
il genovese Luca Spinola, forte uomo di carattere, figlio del doge Battista (sarà anch'egli doge nel biennio 1551-1552).

In tutto il Ponente ligure ed in particolare a San Remo avevano suscitato un motivato allarme la presenza nel porto di Tolone della grande flotta Turca che, come detto, poteva contate su 150 navi e oltre 14.000 uomini armati.
La presenza dell'imponente flotta turca, ancoratasi nella rada di Tolone nel mese di luglio 1543, aveva destato vivissimo allarme in tutta la Riviera e a San Remo in particolare.
La flotta Turca
La flotta Turca
Lo Spinola, prudentemente teneva costantemente d'occhio, con i suoi emissari, i movimenti della flotta e ne teneva aggiornato il governo di Genova. Vista poi la fama di terrore che aleggiava sopra i pirati turchi incutendo parecchie preoccupazioni, le mura della città, considerate troppo vulnerabili furono rinforzate e così anche le porte che in più parti non presentavano requisiti di sicurezza già da diversi anni.

L'assedio di Nizza
L'assedio di Nizza
La flotta turca, lasciata la sua base, insieme a quella francese di Marsiglia, il 5 agosto raggiunse Nizza. Il 6 ci fu un ultimo tentativo di negoziazione chiedendo la resa da parte dei nizzardi che naturalmente rifiutarono.

Durante i preparativi per l'asseio, e mentre la città si preparava ad una strenua difesa, nottetempo, tra il 6 e il 7 agosto, non volendo smentire la loro vocazione piratesca, nove galee algerine col rinforzo al mattino di altre 6 navi,sbarcarono circa un migliaio di uomini armati sulle spiaggie di San Remo attaccando la città che però era preparata alla difesa e probabilmente forte di un pari numero di uomini validi e armati.
Varie fonti riferiscono che lo scontro fu molto duro e impegnò per otto ore i contendenti, che ebbero morti e feriti da entrambe le parti. Gli Algerini non riuscirono ad avere ragione della città, per cui finsero di abbandonarla. Sbarcarono invece sulla spiaggia di levante e si diressero nella valle di Verezzo, forse per portare un nuovo attacco alle spalle. Durante lo spostamento fecero saccheggio nelle campagne e rapirono alcune donne con i loro bambini, che non fu più possibile riscattare. I sanremesi, guidati da Luca Spinola, attesero i pirati nella zona di Poggio Radino e, dopo un altro violento scontro alla Parà, presso Verezzo, li costrinsero alla fuga. La città era salva.
Targa commemorativa
Targa commemorativa
L'episodio suscitò ovviamente enorme impressione ed è probabile che qualche particolare riportato dalla tradizione sia inesatto o frutto di esagerazione; lo scontro comunque avvenne con certezza e i sanremesi furono i vincitori.

Diversi documenti elencati qua di seguito, attestano la veridicità dell'evento.
1 - Nilo Calvini ha rintracciato, nell'Archivio di Stato di Genova, la lettera ufficiale con cui il podestà Luca Spinola riferisce l'avvenimento al governo di Genova:
«Ill.mo Signor Duce e magnifici Signori Governatori,
Per dar di tutto a Vostre Signorie Ill.me compìto avviso, dico qualmenti questa notte passata, a le 5 hore, capitò qui 9 galeote le quale si accostarono a la spiaggia e calorno gente in terra e puoi a l'alba ne capitò altre 6 le quali medemamente calorno gente e ne déteno asalto grandissimo per doe volte a li quali, mediante l'aiuto di Nostro Signore, havemo dato buona risposta combatendo per spacio di hore 8. E se ne sono morti parecchi. Puoi si sono imbarcati e per quelo puosso guidicare hano preso parechie done e puti per queste vile. Non si è potuto fare altro essendo qui puocca gente, ché sono fuora. Pregiamo Vostre Signorie Ill.me si contentino mandarne qualche proviste, cioè di polvere, sarte da balestra e corda d'archibuggi e piombo facendolene puoi, passate le furie, pagar ogni cosa, non prima. A Vostre Signorie Ill.me quanto puoso mi racomando, e priego mi dièno posanza da puoter comandare l'ordinar le ville vicine ne dièno soccorso e aiuto bisognando; e così comandar qui, sotto gravi pene, perché sono puocco ubbidienti.
Nostro Signor Iddio a Vostre Signorie Ill.me presti longa felicità e a noi doni vittoria.
La Croce della Parà
La Croce della Parà
Da San Remo a li VII d'agosto a hore 15 del XLIII. Luca Spinola
».

2 - Pietro Gioffredo nella sua Storia delle Alpi Marittime riporta:« Una squadra di diciassette galere turchesche, portatesi alla spiaggia di San Remo, nella riviera di Genova, mise gente in terra con intenzione di prendere e saccheggiare quell'amenissimo luogo; ma essendosegli coraggiosamente opposti i San Remaschi, li costrinsero a rimbarcarsi, con morti d'alcuni di loro, dopo aver fatto qualche preda nella campagna ».
3 - Nel Manoscritto Borea sono riportate le seguenti notizie: « Il Corsaro Barbarossa spinse in quest'anno una parte delle sue armate nelle vicine riviere della Liguria per sorprendere e saccheggiare qualche terra importante. Tentarono i Turchi di sbarcare a San Remo, ma accorse al luogo dello sbarco Luca Spinola Podestà delle terre con paesani abili alle armi, fu così vigorosa la difesa, che i Turchi pieni di ferite e di sangue si ritirarono ».
4 - Giuseppe Ferrari, su indicazioni e notizie di Giacomo Siccardi, segnala che la località della Parà era così chiamata già all'inizio del XVI secolo, e perciò appare dubbio il significato attribuito al toponimo di 'parata', cioè di arresto dell'invasione barbaresca e di battaglia.
5 - Lo stesso autore riporta il testo di una delibera del 7 agosto 1607 con la quale si ricorda l'episodio e si stabilisce di considerare festiva la ricorrenza:
«... il giorno di San Donato vennero qui molti vascelli corsari partiti dall'armata turchesca per svaligiare questo luogo, e far preda di questo popolo quale con divino aiuto, et intercessione di San Donato benedetto, s'ebbe la vittoria contro detti pirati. Qual giornata per l'adietro si è quasi santificata e si fa processione sin qui di ringraziamento a tanto aiuto e si va vociferando che tale giornata essere stata presa con voto di festarla e santificarla».
6 - Il Manoscritto Borea conferma: «... e si ebbe vittoria contro de Turchi, e per questa si decretò per devozione che si andasse processionalmente al convento de Padri Zoccolanti, e tal vittoria seguì il giorno di S. Donato (20 aprile) ».
La confusione fra le date dipende probabilmente dal fatto che per celebrare solennemente l'avvenimento fu decisa la costruzione della chiesa di Verezzo, dedicata a San Donato e ultimata nel 1630; rimane da rilevare che la tradizione della battaglia della Parà non risulta confermata dalla lettera di Luca Spinola, che parla soltanto di « asalto grandissimo per doe volte» alla città e di razzie «per queste vile ». Al di là dei dettagli, che per mancanza di documenti non è possibile approfondire, resta il fatto certo che gli uomini di San Remo, guidati da Luca Spinola, riuscirono a sconfiggere i corsari algerini.
Ma non era ancora finita: gli stessi corsari che erano stati costretti ad abandonare precipitosamente i loro propositi, promisero di ritornare per avere vendetta. Luca Spinola, prendendoli in parola e temendo un loro ritorno aveva sollecitato l'approndamento di nuove difese ma sopratutto l'aiuto delle città vicine che però non ne volevano sapere. Per il momento i Turchi, che erano ancora impegnati nell'assedio i Nizza non si fecero vedere, ma Luca Spinola spingeva per un'azione preventiva di difesa contro prevedibili attacchi turchi, occorrendo «fortificarsi per poter, venendoli, ben romper la testa, come, piacendo a Dio, havemo in animo di far ».
Dopo strenua ed eroica difesa Nizza fu conquistata l 5 settembre del 1543 e subito ricominciarono le incursioni colpendo i paesi di Bordighera, Ospedaletti, Seborga, Coldirodi.
Nave corsara
Nave corsara
Mentre la flotta Turca si fermò per l'inverno a Tolone, le navi loro alleate, algerine e tunisine presero la via della Corsica e portandosi via i prigionieri di Sanremo, ne impedirono il riscatto.

Nel 1544 al posto dello Spinola, il cui mandato era scaduto, venne nomitato podestà Sebastiano Artusio che da subito organizzò la sorveglianza a mare, richiese nuove armi a Genova e controllò gli spostamenti della flotta turca. Alla notizia del suo imminente trasferimento,
Labaro della Repubblica
Labaro della Repubblica
la Repubblica di Genova ordinava «a ciascuno che non facino né effetto né segno tale che offendi l'armata predetta, quando prima la detta armata non facci offesa; anzi quando in qual si vogli luogho fussi dalla detta armata fatta qualche richiesta di qualche fuocho rinfrescamento, con quei modi che sono e sicuri e convenienti, serà bene che li siino dati... ». In parole povere, la Rebubblica voleva evitate azioni preventive, come sollecitate dallo Spinola e rispondere solo se provocati anzi, se da parte loro arrivassero richieste di vettovaglie o altri, di darne magari per evitare guai.

Assalto alla Città
Assalto alla Città
Infatti puntualmente la flotta turca alla fine di maggio, durante il suo percorso verso Genova, faceva sapere di volersi rifornire proprio a San Remo; e malgrado l'accordo per cui i Turchi sbarcati non sarebbero stati più di dieci, mentre si svolgeva il carico « di vettovaglie e di ricchi presenti », un nutrito gruppo di armati sbarcava, tentando di assalire la città. Le mura di cinta resistirono e non riuscirono ad entrare per cui, frustrati nel loro intento, si misero a saccheggiare quello che trovarono sottomano tra l'altro la Chiesa di San Siro distruggendo quanto era possibile ma senza alcuno dei preziosi arredi della Chiesa, messi in salvo preventivamente. Allora riversarono la loro rabbia sui paesi di Borghetto e Ceriale, ricavandone oltre 200 prigionieri.

Ma il pericolo dei barbareschi non era purtroppo terminato. Nel 1546 il pirata Dragut assaliva Laigueglia, San Lorenzo e Santo Stefano, distruggendole e facendo prigioniera quasi tutta la popolazione. Da San Remo si sollecitava il prolungamento delle mura al quartiere di San Siro, dove vivevano 800 persone prive di protezione. Nel 1547 ritornava quale podestà Luca Spinola, divenuto popolarissimo. Egli riorganizzò le difese, ma soltanto nel 1550 fu deliberato di spendere il dovuto per difendere la città contro Dragut, più volte segnalato nelle nostre acque. Le porte del borgo da quindici furono ridotte a quattro, chiuse la notte e costantemente sorvegliate; gli abitanti del Piano provvedevano a costruire proprie difese, mentre veniva completata la cinta della Pigna fino al nuovo bastione della Ciapella.
Bastione della Ciapéla
Bastione della Ciapéla

Nel 1552 San Remo disponeva di 560 uomini atti alle armi: 400 archibugieri, 40 balestrieri, 120 armati di aste, spade, lance. Anche i paesi limitrofi disponevano di guarnigioni ben munite.
Malgrado l'esistenza di questa organizzazione difensiva, tra il 25 e il 26 giugno 1555 pirati turchi e algerini sbarcavano ad Ospedaletti e catturavano molti abitanti della Colla. Poi, con incredibile sfrontatezza, si fermarono nella zona dell'oratorio di San Rocco, a ponente dell'attuale fortezza di
Saraceni in fuga
Saraceni in fuga
Santa Tecla, trattando il riscatto dei rapiti. Venne raccolto del denaro, le trattative proseguirono per un mese ad Antibo, dove i pirati avevano la loro base. Alla fine rimasero nelle loro mani soltanto tre disgraziati, che finirono schiavi. Dopo questo episodio, anche a Coldirodi veniva costruito un bastione di difesa.

Saraceni in battaglia
Saraceni in battaglia
Negli anni seguenti le incursioni vennero guidate da un altro capo corsaro, Ulugh-Alì di Algeri detto Occhialì, che devastò le località costiere dell'estremo Ponente. Nel 1562 San Remo aveva completato la propria cinta muraria, che comprendeva anche il quartiere della Palma superiore. Una torre di avvistamento veniva costruita a Poggio, mentre l'anno precedente la sola bombarda esistente in città aveva costretto alla fuga i corsari, che avevano limitato lo sbarco a San Martino, con scarse conseguenze. Insieme al rafforzamento delle mura, venivano piazzate altre bocche da fuoco. Ulugh-Alì tuttavia non cessava le sue azioni terroristiche. Il 9 giugno 1564 sbarcava con molti uomini presso la grotta dell'Arma di Bussana (il torrione che domina il promontorio sarà ultimato solo nel 1565) e assaliva il convento dei Domenicani di Taggia, non riuscendo tuttavia a vincere le resistenze degli abitanti chiusi dentro le mura, dopo
Battaglia di Lepanto
Battaglia di Lepanto
sette ore di battaglia. Le incusioni si ripeterono numerose a danno di paesi costieri della Riviera, risparmiando San Remo, perché ormai ben difesa e munita di artiglierie a lungo tiro.

Dopo la sconfitta delle flotte turca e ottomana a Lepanto (1571) il sistema difensivo di avvistamento costiero nella Liguria di ponente era completato; Ulugh-Alì, sopravvissuto alla battaglia, preferì allora attaccare le coste meridionali e delle isole, anche se nel 1594 gli abitanti della Colla subirono un altro assalto. I rapiti furono settanta, e il riscatto pagato di 8000 lire riuscì a riportarli in lìbertà. Dopo questo ennesimo episodio fu decisa la costruzione di una torre quadrata (completata nel 1597) e soprattutto il Consiglio della Comunità di San Remo deliberava la nomina di un Magistrato per la redenzione degli schiavi. A tutto il 1600 erano state pagate 29.000 lire di riscatti; ma nel 1646 ancora cinque sanremesi venivano riscattati per complessivi 190 scudi, segno evidente che la piaga della pirateria era tutt'altro che estinta.

(Fonti: citate nell'aricolo; “Sanremo, cuore e anima di una Città di Enzo Bernardini; ed. Istituto Geografico de Agostini-1987)