Patriota e sindaco

Nacque a Sanremo l’8 marzo 1767 da Tomaso Pietro Francesco e dalla contessa Livia Maria Teresa Pianavia Roverizio nel palazzo di famiglia.
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Di sentimenti antigenovesi e fìlofrancesi, all’età di ventisette anni ebbe la ventura di incontrarsi personalmente con Napoleone Bonaparte, allora semplice generale di brigata al comando dell’artiglieria e del genio dell’Armata d’Italia, in casa del conte Sapia Rossi, il 7 settembre 1794, a pochi giorni di distanza dalla prima battaglia di Dego.

Dopo la caduta della Repubblica oligarchica e il periodo dell’occupazione francese, nel 1805, al momento dell’annessione della Liguria all’Impero napoleonico, venne eletto maire (sindaco) e presidente dell’Arrondissement di Sanremo, servendo quindi con zelo l’imperatore fino alla caduta del regime bonapartista. Nel luglio dello stesso anno venne anche ricevuto da Napoleone a Genova insieme ad alcuni notabili sanremesi, tra cui l’avvocato Costanzo Grossi e gli agenti municipali Gio Batta Sapia Rossi e Luigi Stella.

Durante la sua amministrazione non si preoccupò peraltro solo di questioni burocratiche, ma svolse anche un’intensa attività volta ad incentivare l’economia locale, in particolare quella legata alla produzione e al commercio degli agrumi, che costituivano anzi l’entrata principale delle sue rendite unitamente allo stipendio di funzionario imperiale.


Per i suoi meriti politici e amministrativi, Napoleone lo nominò anche “Barone dell’Impero” con lettere patenti promulgate nel Palazzo di Saint-Cloud il 3 luglio 1813, le quali stabilivano che il titolo era trasmissibile
per ordine di primogenitura maschile alla discendenza diretta, legittima, naturale o adottiva.

Nel corso del suo mandato presenziò tra l’altro alla posa del quadro di San Napoleone nel Santuario della Madonna della Costa il 14 agosto 1808, benedicente il vescovo di Albenga Angelo Vincenzo Dania. Da segnalare anche la sua appartenenza alla Loggia massonica di Nizza intitolata “Les Vrais Amis Réunis”, luogo d’incontro di militari, imprenditori e funzionari italiani e francesi dell’epoca, tra i quali conobbe l’ingegnere capo Teulére, principe di Rosa Croce, a cui sarebbe stato affidato lo studio dell’area portuale sanremese e il progetto per la realizzazione del nuovo molo.

Negli ultimi tempi della sua amministrazione si ricordano in particolare le festose accoglienze che, insieme a tutta la municipalità matuziana, fece tributare a papa Pio VII di ritorno a Roma dall’esilio francese; egli ospitò con grandi onori il pontefice nel suo palazzo ed ebbe anche l’onore di essere ricevuto in udienza privata dal papa, insieme con tutta la sua famiglia, il 12 febbraio 1814. Dopo la partenza di Pio VII, fece murare due iscrizioni all’interno del palazzo a ricordo del soggiorno del pontefice.

Dopo la caduta di Napoleone nell’aprile 1814, si batté per il ritorno a Sanremo dei Gesuiti e si schierò apertamente per l’annessione della città al Regno di Sardegna, tanto da essere chiamato a far parte di una deputazione di sei consiglieri municipali incaricati di recarsi a Torino per rendere omaggio al nuovo sovrano sabaudo Vittorio Emanuele I.

A partire dal 1815 ricoprì la carica di Capo Anziano, ossia presidente del Consiglio comunale, dovendo ancora affrontare numerose calamità tra le quali un’invasione di lupi feroci nel 1815, una grave siccità nel 1817, e il forte terremoto che nel 1818 colpì la città danneggiando vari edifici pubblici e molte case private, tra cui un immobile di proprietà della famiglia Borea d’Olmo situato nei pressi della Fontanassa.

Nel 1826, insieme all’intendente Alberto Nota e al sindaco Gismondi, si recò a Nizza per rendere omaggio al re Carlo Felice. Due anni dopo si oppose alla realizzazione dell’acquedotto voluto dal nuovo sindaco Siro Andrea Carli, in quanto l’acqua incanalata nella valle del torrente San Francesco non avrebbe bagnato i campi coltivati a limoni limitando il funzionamento dei mulini per la produzione dell’olio, ma il suricorso non venne accolto.

L’11 aprile 1836 offrì al re Carlo Alberto di passaggio in città, la sua residenza, ma questa volta il sovrano declinò l’invito per essere già stata prevista una sua visita ai forti di Ventimiglia.

Morì il 10 maggio 1838 e la sua salma venne tumulata nel cimitero della Foce presso la cappella gentilizia dei Sapia Rossi, oggi scomparsa.

(Fonte: Vite di Sanremesi Illustri di A.Gandolfo)