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Lavatoi pubblici e le Lavandaie

Anche se, dopo che l'acquedotto voluto dal sindaco Siro Andreea Carli aveva provveduto al rifirnimento idrico della città, il problema dell'acqua, per certi bisogni domestici rimaneva lo stesso. Parliamo in particolare del trattamento di lavaggio ed asciugatura dei panni casalinghi.
Le case non erano naturalmente munite di impianti per la fornitura di acqua corrente e di conseguenza i panni dovevano essere lavati nei torrenti o nei canali e le lavatrici elettriche vedranno la luce quasi un secolo dopo.

Lavandaie al lavoro nel 1906 sul canale di deflusso del mulino della Rocca a ridosso dell’attuale via Melandri.A quei tempi quando non si poteva fare il bucato in casa (a "lescia" mediante cenere ed acqua bollente) o nei greti dei torrenti, data la scomodità e durezza del lavoro ed anche tenuto conto che le case erano scarsamente attrezzate per quanto riguardava la possibilità di stendere ad asciugare i capi come lenzuola, copriletti o altro, le casalinghe, specie quelle che potevano permetterselo preferivano passare l’incombenza di fare il bucato, almeno quello di primavera, a delle donne che la portavano al lavatoio pubblico.
Era poi compito della massaia di casa di stirarla col ferro da stiro a carbonella.

Si era così formata una categoria di lavoratrici specializzate che operavano per conto terzi. "Les blanchiseuses", come intitola la sua fotografia un famoso fotografo.
Queste lavandaie procedevano con tecniche antiche, elaborate e faticose, adoperando acqua bollente, cenere come detersivo, soda e sapone di Marsiglia.
Quando possibile, ma spesso le professioniste dovevano rinunciarvi, si aggiungeva all’acqua del lavaggio, lavanda o alloro per profumare i panni.
Per la biancheria si usava, nel risciacquo, la "salda", una specie di appretto, mista a “turchinetto” per dare alla biancheria una lieve tinta azzurra e facilitare il lavoro sui capi da stirare.
I lavatoi pubblici furono creati appositamente per questi scopi, e consistevano in una o più vasche con acqua regolabile, tettoie per il riparo dal sole e dalle intemperie ed in alcuni casi anche di stenditoi.
Questi lavatoi, in un tempi successivi furono approntati, a cura della Comunità, in varie zone della città. Quelli di cui si ha memoria sono quelli di Via Morado, di San Costanzo, di Porta San Giuseppe e di Piazza Bresca.
Come si vede la zona più servita era la Pigna.
L’antico quartiere, penalizzato dal punto di vista idrico-sanitario, trovava nei lavatoi pubblici un indispensabile apporto al precario equilibrio igienico dell’epoca.

(testo elaborato liberamente da fonti scritte varie)